La storia della Vernaccia

La produzione della Vernaccia D.O.C.G. di Serrapetrona, da uve del vitigno omonimo, è una tradizione secolare. Fin dai tempi antichi è stata sempre uno dei più accreditati prodotti di queste terre. La Vernaccia tanto gradita al Boccaccio e al Papa Martino IV, il quale c’innaffiava le anguille di Bolsena. Pure Dante ne era ghiottissimo:”… e purga per digiuno le anguille di Bolsena e la Vernaccia.” dal Canto XXIV del Purgatorio. Nella “Storia di Camerino e dintorni” del Conti, si riferisce che nel medioevo un polacco al soldo delle truppe mercenarie attratto dalla bonta’ del prodotto offerto dai villici di Borgiano (frazione di Serrapetrona), esclamasse: “Domine, Domine, quare non Borgianasti regiones nostras?” (Signore, Signore, perché non hai fatto le nostre terre come Borgiano?).
Certo è che nel 1893 la produzione era tanto piccola che si diede per estinto il suo vitigno, la Vernaccia nera, anche se nel 1876 un documento ufficiale del Ministero dell’Agricoltura, il “Bollettino Ampelografico”, sottolineava come “fin dal 1872 la Vernaccia venne dichiarata la prima delle uve colorate per fornire eccellenti vini da pasto”. Vino raro ma molto apprezzato: scrittori di fama, come Mario Soldati, e gastronomi illustri hanno celebrato le sue virtù.
L’eccellenza di questo spumante rosso naturale, derivato da una vendemmia particolare dove meta’ dell’uva viene messa ad essiccare su graticci prima di essere spremuta, non impedì che la produzione rimanesse sempre molto limitata. Ancora oggi, dopo lo sviluppo produttivo seguito al riconoscimento della D.O.C. nel 1971 e, successivamente, della D.O.C.G. nel 2004, la superficie vitata è di solo 45 ettari!